Flash Art febbraio/marzo 2008
CASA DI BAMBOLE,
“alla ricerca dell’anima delle forme”.
Rolando Bellini
Un incontro fortuito con un gioco
d'infanzia, la casa di Barbie, permette a Barbara
Vistarini di attraversare la vita con i sensi, con
una ricchezza di stati d'animo contraddittori e
opposti.
La sua è una proposta interattiva. Viva di
un affanno, urla alcune pagine del suo diario nel
quale annota ogni emozione che vuole condividere.
I ricordi nebulosi dell'infanzia si tramutano in
colori fantastici, in emozioni apparentemente scomparse,
in un collage di meditazioni e crudezze.
Il consumo consuma. La vita e la morte appaiono
d'improvviso. Tutto è in continuo movimento,
i pensieri rimbalzano liberamente. Un arcobaleno
colora il passato, il contemporaneo scompare. D'incanto
immagini d'infinito. I Love America.
Hai vinto tutte le guerre. Hai perso tutte le guerre.
Passato e presente, realtà e immaginazione
si sovrappongono. Ciao Barbie, casa di bambola,
mondo di favola. The World of Barbie, Barbie is
the World. Appare un taccuino smarrito in un cassetto,
pagine spiegazzate recitano poesie scritte sulla
pelle. Cieli bui si aprono alle stelle. Il sole
scalda i pensieri. Un laboratorio segreto dell'anima
mette in luce sogni e bisogni. Esiste ancora un
tentativo poetico di riprodurre la dolcezza di tempi
diversi. Ciao mamma. Ciao papà. Ciao Lulù.
Vestiti puliti, profumati. Capelli ben pettinati,
tenere carezze. Pizzi, merletti, ricchi ricami.
Scarpine colorate. Rosso, bianco, verde, giallo.
Labbra perfette. Quanto sei bella, bella, bella.
Due mani si cercano. Sono io, sono lui o il suo
stampo, il suo timbro impresso a fuoco. E' inutile
fingere di essere. Io sono io. Ken mostra le spalle.
Vesti stracciate, corpi violati. Penombre assordanti
presentano i frammenti dell'io in ogni sfumatura.
Occhi vitrei, turbati, spiritati. Labbra serrate,
asessuali. Mani inutili, scheletriche, anoressiche.
La sessualità come droga. Ventri e busti
intarsiati, sterili. Tempo di lupi feroci. Il mito
vacilla. La favola finisce. Barbie, icona del perfezionismo
senza anima, dimensione bloccata e interiorizzata
del silenzio delle cose, è la bella epidermide
di un mondo e del nulla che le sta dietro. Le bambine
da gioiose e sicure burattinaie si ritrovano infine
malinconiche e turbate burattine. Sentono emanare
dalle cose in cui hanno creduto un orribile senso
di vuoto. Ha il sopravvento il sospetto che al di
là della superficie il mondo in cui hanno
creduto sia un terribile inganno e la vita una recita
priva di scopo. Deserto dell'anima. L'odio ha il
sopravvento sull'amore. Avanti un altro. Made in
China 1966. Bye Bye Barbie. Davanti alla sfocatura
dell'occhio che si emoziona, bisogna essere, bisogna
solo vivere. Una religiosa luminosità interiore
ancora aziona le farfalle nello stomaco, nell'attimo
che precede il magico momento di una carezza. Il
momento in assoluto più straripante di sentimenti
ed emozioni. Forse nel caos nevralgico e fluttuante
che svuota le nostre menti e frantuma i nostri corpi,
l'anima può resistere e continuare a sognare.
Angioletti contemporanei riappaiono. Ricordano,
senza corpo e in bianco e nero, emozioni autentiche,
dolcezze spontanee da ricolorare come esplosioni
vitali nell'apocalisse post umana e globale che
coincide con l'aridità dell'anima.